L’Associazione culturale Obiettivo Camera e Spazio Kryptos presentano Simone Nervi, le cui evocazioni fotografiche invitano alla riflessione individuale, oltre che concentrata.
La fotografia di Simone Nervi edifica un paese delle meraviglie, entro il quale ciascuno di noi ha piacere di camminare, sognare ed evocare proprie emozioni.

 

L’alba dentro l’imbrunire

Tra i due progetti del magistrale Simone Nervi, qui riuniti nel contenitore identificativo Età di un Futuro Passato, è trascorso tempo… non importa quanto. Soltanto, incide come e quanto il tempo (trascorso) abbia influito, oppure non influito, sulla sua creatività. In questo senso, e per questo pensiero, non ci limitiamo all’apparenza dei soggetti, a tutti evidente, quanto alla sostanza/qualità del percorso. Così che, neanche troppo paradossalmente, le differenze palesi rivelano una continuità progettuale, che stabilisce la cifra stilistica di Simone Nervi. Tanto che, in anticipo su altre considerazioni, verso le quali ci stiamo avvicinando, possiamo benissimo anticipare (non soltanto intuire) che nel proseguo della sua espressività fotografica applicata lui stesso continuerà a ribadire e sottolineare la stessa concentrazione e, perché no?, analisi.

Ciò che definisce il mondo fotografico di Simone Nervi è un paese delle meraviglie, entro il quale ciascuno di noi ha piacere di camminare, di sognare, di evocare proprie emozioni, per l’appunto sollecitate da tanta e tale immagine.

Si è soliti affermare che quando si ha un minimo dubbio, non ci sarebbero dubbi. Nel senso che il dubbio può essere sia una delle più evidenti manifestazioni di intelligenza, sia una condizione esistenziale con la quale convivere, magari in maniera dolorosa. Di fronte ai progetti consecutivi e consequenziali di The Sons of the Earth e Traditional Utopian Portraits (traducibili in I Figli della Terra e Tradizionali Ritratti Utopici, se solo fosse il caso di decifrare, ma non lo è) non soltanto abbiamo un minimo dubbio: siamo addirittura sepolti dai dubbi. Uno, articolato, sopra tutti! Basta/basterà la sua statura di autore per far compiere alla Fotografia (italiana) quel balzo in avanti che da tempo ci si auspica? Quel balzo in avanti grazie al quale la forma dell’immagine abbia senso per se stessa, e basta, e non alteri i discorsi, le riflessioni, le osservazioni e quanto d’altro sui contenuti? L’operazione con la quale Simone Nervi elimina in un sol colpo le parole inutili sulla fotografia a lungo pensata e magnificamente costruita è/sarà anche operazione capace di convincere la più approfondita e qualificata discussione sulla Fotografia? Sulle sue emozioni, sulle sue fantastiche visioni, sulla sua coinvolgente e appassionante mediazione?

In effetti, in un’epoca -quale è la nostra odierna- nella quale produrre “buone” fotografie inutili è più che facile, scontato addirittura, la Parola dovrebbe poter andare oltre, fino a occuparsi della sostanza dell’Immagine: il suo Tempo, Spazio, Anima e ancora altro.

Continuiamo a considerare ogni percorso fotografico individuale anche per quanto può e riesce a dare a quel complesso collettivo e globale di nozioni, al quale ciascuno di noi può attingere, in un viaggio di continua andata-e-ritorno. Diciamola meglio, forse. Viviamo e pensiamo per quanto le esperienze nostre si integrano a quelle altrui, per quanto le esperienze altrui arricchiscono le nostre. Del resto, come siamo soliti pensare, nello svolgimento quotidiano delle singole esistenze, qualsiasi viaggio nella vita, se non fosse intrapreso per ragioni umane e con comprensione e amore, sarebbe un viaggio assolutamente inutile. Dovremmo parlare sempre e soltanto di qualcosa che vale la pena ricordare, dal momento che l’anima e l’emozione possono spesso trasformare in realtà antichi sogni. La fonte dell’arte è quella stessa fonte che alimenta la Vita e l’evoluzione dell’esistenza. Così facendo, alimenta anche la nostra immaginazione e i sogni di tutti noi. Ed è ciò che accade nella consecuzione delle serie di The Sons of the Earth e Traditional Utopian Portraits, attraverso le quali Simone Nervi invita alla riflessione individuale, oltre che concentrata.

Lo scrittore Hanif Kureishi ha puntualizzato che «Se vivere è un’arte, è un’arte strana, che dovrebbe comprendere tutto, e in particolare un forte piacere. La sua forma evoluta dovrebbe comprendere un numero di qualità fuse insieme: intelligenza, fascino, fortuna, virtù, nonché saggezza, gusto, conoscenza, comprensione, oltre all’accettazione del fatto che l’angoscia e il conflitto fanno parte della vita. […] Le persone di cui penso che vivano con talento sono quelle che hanno vite libere, che formulano grandi schemi e li vedono realizzati. E loro sono anche la migliore compagnia».

Nello specifico, già dalle certificazioni, fin dalle certificazioni, Simone Nervi svela e rivela i propri intendimenti, dichiaratamente ed esplicitamente ricondotti a un Incanto visuale con il quale ognuno faccia i propri conti. Non ci sono/siano dubbi! L’operazione è condotta a partire e per approdare, allo stesso tempo, alla autentica celebrazione di quella fantastica intenzione d’autore che applica una fotografia dell’anima, che rivela ciò che dovrebbe esserci, ciò che la fotografia ha missione di svelare: oltre la forma, i contenuti di pensiero e immaginazione attraverso i quali la Vita rivela la propria personalità: fatti non siam! Ma per seguir virtude e conoscenza.

Delle due, entrambe. Il progetto visivo di Simone Nervi risponde appieno alla semplificazione (non banalizzazione) con la quale l’eccezionale designer Bruno Munari ha sintetizzato il processo della creazione artistica: «Fantasia: tutto ciò che prima non c’era, anche se irrealizzabile. Invenzione: tutto ciò che prima non c’era, ma esclusivamente pratico e senza problemi estetici. Creatività: tutto ciò che prima non c’era, ma realizzabile in modo essenziale e globale. Immaginazione: la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano, l’immaginazione vede».

E lascia libero quello spazio individuale nel quale ciascuno può cercare proprie strade e verifiche. Con Franco Battiato: «E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire».

Maurizio Rebuzzini

 

 

SIMONE NERVI / ETA’ DI UN FUTURO PASSATO
The Sons of the Earth: sei visioni fantastiche
Traditional Utopian Portraits: sette azioni immaginative della luce
Something Else: qualcosa in più

a cura di Filippo Rebuzzini

16 Novembre / 01 Dicembre 2017

Vernissage Mercoledì 15 Novembre, ore 18.30

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